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Conferenza di fine anno 2025

L'annuale Conferenza ideale del mio blog per commentare gli ultimi dodici mesi.
Pubblicato il 31 Dicembre 2025

Era il 30 dicembre quando recitavo la mia Conferenza di fine anno 2024, in barba all’abitudine che avevo su Facebook di pubblicarla il 29 dicembre.

Nel 2023 ero stato puntuale, quest’anno arrivo addirittura due giorni in ritardo.

Segno del tempo che passa. Forse anche un po’ del mio cambiare il rapporto con le liste e i bilanci: passerà, o forse no, anche questa.

Che dire?

Anche questo format, che ha come unica regola di parlare dell’anno senza parlare dell’anno, trova una sua sintesi nella sua versione 2025.

Sarò breve e conciso, nel rispetto delle tradizioni.

Quando ti sei divertito

La prima cosa che citerò per parlare del 2025 mi è sovvenuta rispondendo a questo tweet.

Conosco Edoardo digitalmente e mi fa venire ogni volta in mente delle riflessioni interessanti.

La risposta a questa domanda è una di quelle.

In effetti, a Capodanno non mi sono mai così tanto divertito, o meglio: sì, mi sono divertito, per le metriche che mettevo sul brevissimo per definire cosa fosse divertimento.

Visto con gli occhi di oggi, il Capodanno è una festa assolutamente inutile.

Se quando ero giovane diventava divertente pensare a dover aspettare la mezzanotte con gli amici, chiudendo così idealmente un ciclo di giorni speciali che partiva dal 23/12 (tipicamente fine della scuola), passava per il doppio Vigilia + Natale con il suo carico di dolci, regali e Una poltrona per Due e attraversava il mio compleanno, oggi il Capodanno è solo un’altra occasione per stressarsi.

C’è stata però una volta che l’ho trascorso in forma magica, per quanto posso dire di aver fatto tante cose divertenti.

Fu nel 2005, quando andai a Briançon.

Con i mie amici di allora avevamo affittato una villa in montagna, in mezzo ai monti.

Fu fighissimo trascorrere tre notti là, fra la neve e il freddo, giocando con lo slittino, spaccandosi di Playstation 1 e carte e ovviamente bevendo e mangiando senza soluzione di continuità.

Sono passati esattamente vent’anni da quel Capodanno e posso dire che la cosa che più mi ha divertito è stata l’inconsapevolezza di cosa mi sarebbe atteso per vent’anni successivi.

Se c’è una sintesi perfetta della frase “Eravamo felici e non lo sapevamo”, sta tutta in quell’attesa.

Fun fact: quell’inverno ero in procinto di cominciare il mio primo incarico stipendiato a La Stampa, a sei mesi dalla laurea.

La direzione della mia vita stava cominciando a cambiare in quei giorni, non lo potevo sapere.

Già.

Le canzoni

La Conferenza di fine anno che avevo cominciato a scrivere su Facebook nel 2015 conteneva anche le canzoni dell’anno.

Sul blog ho smesso di fare la lista per questione di opportunità, ma per parlare del 2025 val la pena citarne una.

Questa.

Quando ha scritto “Take my breath away” Berlin non sapeva che nel 2025 sarebbe risuonata nella scaletta di uno dei miei gruppi del cuore.

Non voglio però concentrarmi del perché o del per come.

Voglio solo lasciarmi stupire dal fatto che ci sono occasioni in cui ci sentiamo fuori posto, o magari non ci aspettiamo di trovare qualcosa che conosciamo benissimo e che, riproposto, ci sembra assolutamente nuovo.

Sta di fatto che Berlin ha scritto una canzone che per me è sempre stata il film di Canale 5 al lunedì sera e, oggi, suona anche come il pezzo che ascolti nella notte mentre torni a casa da una città molto lontana.

In attesa della prossima Conferenza di fine anno, che si terrà nel 2026, e che mi vedrà raccontare cose assolutamente fuori luogo per commentare un anno che ognuno ha vissuto a modo suo, e che ognuno potrà capire sia stato un anno degno d’esser vissuto.

La mia risposta io l’ho già data, ma per esprimerla concretamente aspetterò un’altra Conferenza, quella magari che si terrà l’anno in cui Salvini smetterà di fare politica e si scoprirà un inedito di Giorgio Gaber.

E buon 2026 a tutti.

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