Rispetto al titolo, no, non voglio annunciare niente di tragico: ho parlato di Aldilà perché mi è venuta in mente una metafora che ha senso tracciare su “carta”.
È che sono stati mesi ricchi di cose: qui inevitabilmente sono passato meno, ma non è che non ci abbia pensato.
D’altronde Humanist assorbe pienamente ogni mia risorsa creativa, e devo ammettere che più andiamo avanti con il progetto più credo di aver fatto bene a lavorarci tutto questo tempo.
Ciò non toglie che, almeno per un attimo, lo sguardo si rivolga anche da queste parti, a maggior ragione in queste settimane di profondi cambiamenti, professionali e personali.
Allora mi prendo una mezz’ora, la appunto in questo taccuino di viaggio, e poi riparto con il mio vorticare.
Cosa c’entra l’Aldilà
In questo periodo, dicevo, si stanno affastellando molti cambiamenti diversi, un po’ a tutti i livelli.
Periodicamente la mia vita ha visto sopraggiungere questi momenti dove, magari come un lampo o con lenta ma inesorabile prosecuzione, il destino è arrivato a bussare alla porta chiedendo conto.
Ho presente come fosse oggi il momento in cui mi resi conto, in prima media, di stare crescendo. Anche lì in un certo senso centrava l’Aldilà, perché capito un lunedì sera mentre guardavo un film: lasciatemi raccontarlo.
La pellicola in questione era Balla coi lupi e la scena è quella tragicomica della partenza di Kevin Costner verso il suo avamposto nel nulla.
Al momento dello sparo, non so cosa successe, ma ci fu un’epifania.
Ero mezzo addormentato. Guardavo il film senza un reale interesse.
In quell’attimo però, quel preciso attimo, quando esplose il colpo sentii un’energia salirmi dal fondo dello stomaco e arrivarmi nel cranio.
Mi resi conto tutto insieme che le elementari erano finite e che tempo due anni mi sarei trovato alle superiori. Una roba inspiegabile, ancor di più oggi che ci ripenso a distanza di più di trent’anni.
Fu come prendere coscienza che il tempo stava scorrendo: una sensazione per certi versi inebriante, per altri terrificante.
Quella slavina fatta di attimi e di ricordi che si accumulavano non poteva fermarsi, e io stavo nel mezzo, con il mio corpo che cambiava e la mia mente che prendeva coscienza.
Ero come Kevin Costner: andavo avanti senza sapere il senso di cosa stavo lasciando, ne tantomeno cosa avrei trovato.
E -sempre a proposito di Aldilà- tutto questo mi zittiva, lasciandomi solo lo spazio per chiedermi se quel tizio che si era sparato si fosse ucciso per la vergogna di essersi pisciato addosso o forse perché, semplicemente, aveva capito che non poteva scendere dalla giostra.
Ricordo quel momento come tanti altri dove la presa di coscienza fu prepotente e brutale, senza compassione per i tempi di cui avrei avuto bisogno per capire.
Succede sempre così, d’altronde.
Non hai tempo per capire, quando si verificano questi momenti.
I bivi della vita
L’altro giorno in un momento di sconforto pensavo a tutte le volte in cui ho preso una decisione che oggi mi presenta il conto.
Un po’ come quello sparo, ho cominciato a immaginare che qualsiasi Aldilà ci sia dall’altra parte avrà la forma di una revisione integrale della nostra vita, con al centro i bivi.
Una specie di reticolo dove ti verrà esposto, sotto forma di report, tutte le volte che hai preso una strada cambiando il tuo destino.
A voi è mai successo? Di pensare a quante volte avete fatto una scelta e quella ha determinato istantaneamente un cambio repentino che ha influenzato tutto il resto.
Anche qui, in una mappatura ideale io ho ben presente uno di quei momenti, e sicuramente nell’Aidilà, se dovesse funzionare così, lì ci si siederà insieme per vedere cosa sia cambiato.
Questo non ve lo racconto, sarebbe troppo lungo, però sono sicuro che ognuno e ognuna di voi potrebbe fare questo giochino.

Il fatto è che sarebbe bello anche provare a vedere tutto l’impianto: cosa sarebbe successo se, cosa sarebbe cambiato, cosa non si sarebbe verificato.
La ricerca eterna del What if, ma scoperchiata, evidenziata, modellata e restituita per essere compresa.
Perché non so voi, ma a me piacerebbe vedere cosa sarebbe successo se.
Vivere quelle emozioni, lasciarsi contaminare da essere, provare a buttare uno sguardo sul possibile.
Dall’Aldilà non so cosa aspettarmi -pur essendo fermamente legato a una religione- ma certo, potessi scegliere una delle cose che mi piacerebbe trovarci è questa.
Perché ho vissuto una vita con tante sfaccettature, in cui ogni momento ha preso una forma, definito una sfumatura, regalato una vibrazione che mi ricorda sensazioni precise e indimenticabili.
Ma so, in qualche modo lo sento, che ci siano tantissime vite che da qualche parte sono finite, e che potrebbero dirmi molto di più delle bontà della strada che ho intrapreso.
Dall’Aldilà all’Aldiquà
Faccio questo discorso anche molto personale perché, come scrivevo poco su, sono settimane e mesi di profonda trasformazione.
All’alba dei 44 anni, comincio a tracciare i primi bilanci di un percorso professionale e personale che ha regalato già le sue prime sentenze. La mia timeline si allunga, anche se a me sembra che tutto sia dannatamente vicino.
Oggi sento di pagare alcune scelte del passato e di essere premiato da altre.
Per la prima volta, però, comincio a chiedermi se non abbia sbagliato qualcosa. Questo perché le cose -posso dirlo- almeno sotto certi aspetti non stanno andando come mi immaginavo.
Nel lavoro questo si vede in maniera più concreta e tangibile: si misura sul grado di soddisfazione maturato, sugli orizzonti che hai sviluppato, sulle speranze che riponi in ciò che fai.
Fa paura pensare di aver scelto male, talvolta. L’Aldilà saprà dirmi se altrove sarebbe andata meglio?
Non lo so.
Rimango qui, nel mio Aldiquà, lasciandomi contaminare dalle domande di cosa potrei vedere, una volta arrivato dall’altro lato.
E lo scrivo per cercare di mettere a terra una punta di lucidità, utile a capire se ci sia una risposta alla più profonda delle domande: “Ma se hai sbagliato, che si fa?”.
A saperlo.
Capirlo mi aiuterebbe molto. E a voi?




