Cara Scuola Holden,
ci risiamo. Sono quasi vent’anni che ci siamo conosciuti e periodicamente salta fuori la solita polemica un po’ tranchant sul fatto che sei bizzosa, un po’ classista, disinvolta nei giudizi e ogni tanto un po’ ingiusta. Capirai: lo sei sempre stata, un po’ così.
Io che ti conosco bene, lo so. Lo sanno anche un po’ tutti quelli che dai tuoi corridoi ci sono passati prima, e anche quelli che ci passano ora che sei belloccia e tutta imbellettata in quel posto fighissimo a Borgo Dora.
Oggi però mi è venuto voglia di scriverti, anche perché ‘sto giro la cosa sta montando in un modo che non mi piace granché.
Ma partiamo dall’inizio, che dici? Cominciamo parlando della polemica.
Sai a cosa mi riferisco, vero?
C’è questa studentessa, tu sai chi è lo so, che pubblica un video bello denso di cose.
Se ne è cominciato a parlare spesso e in giro, e sicuro anche a te la voce è arrivata.
Poteva cadere tutto nel vuoto.
Tu però Scuola che fai? Rispondi con un video dove chiedi ai genitori degli alunni e delle alunne se hanno speso bene i loro “20KAPPA”. E dopo lo cancelli pure.
Diciamocelo chiaramente: bella cazzata.
Poi ovvio che la gente comincia a raccontarsela.
Prendi ad esempio lui
@achillemonteforte Un po’ di opinioni sulle recenti polemiche sulla Scuola Holden #polemica #holden #scuolaholden#greenscreen ♬ suono originale – Achille | Mondi Nascosti
oppure lui che sta su Facebook, dove ci sono i boomeroni ma non solo, a quanto pare.
A dirtela tutta, ‘sto dibattito non mi piace.
Perché è ingiusto da un lato, ma tu non ne esci bene.
E io che per te un po’ di affetto lo provo non posso non dirtelo.
Noi due lo sappiamo. Alla fine gli hater c’erano pure quando c’ero pure io con te.
Dicevano le stesse cose.
Come fai a studiare da Baricco. Non puoi imparare a scrivere in una Scuola. Ma a che cazzo serve. QUANTO COSTI.
All’inizio da studente difendevo la mia scelta usando il mio sogno. Poi quando ho cominciato a lavorare per te, in te, con te, allora ho cominciato a elaborare modi per spiegare che macché, son tutte stronzate, e quei soldi son ben spesi, ect etc.
Era anche il mio lavoro, sì. Ma la sentivo come una missione.
Perché per me tu sei stata non solo scuola, ma casa, amante, lavoro, amicizia, sofferenza, dolore, sei stata sudore e sei stata notti, lacrime e risate, bevute atomiche e trasferte epiche, sei stata baci e sei stata soldi, sei stata gioventù e sei stata addio.
Io però ho una storia particolare, che non tanti hanno avuto. Con te sono stato fra Master e lavoro quasi otto anni, mica cotiche.
Però tutto è cominciato con una scelta, che allora costava una dozzina di migliaia di euro. Io mi sono licenziato per venire da te, per dire, e non ho avuto paura -come tanti altri e altre- di darteli, quei soldi.
Non ho mai avuto timore di pensare che sia stata una scelta tutto sommato giusta, anche dopo.
Siamo in tanti ad aver messo del nostro per venirti a cercare, a frequentare, a lasciarci pervadere da quel senso di incredibile fascino che recitava il poter dire FACCIO LA SCUOLA HOLDEN.
Passavamo una selezione, cazzo. Non era per tutti.
E tu, bella convinta come sei sempre stata, sorniona ci guardavi: siete carini anche quando fate i pivellini, anche perché sotto sotto ci dicevi com’erano le cose.
“Là fuori è un mondo difficile” recitavano la brochure e il sito allora. Era il 2006 e già sapevi che saremo entrati aspiranti scrittori e chissà che cosa saremo diventati nella vita.
E poi Sandro ce lo diceva sempre. “State qui per un po’, poi dovete andare: qui non ci si può fermare per sempre“.
Ha sempre detto cose sagge, il Pres. Ma ci arrivo dopo.
Cara Scuola Holden: “Io ti amo poi ti odio poi ti amo poi ti odio poi ti apprezzo”
Rivedere cosa ha detto questa giovane amante dello Storytelling, capitata a Torino durante la pandemia e uscita dalle tue porte in procinto della Guerra Mondiale a pezzi, mi ha riacceso un sacco di emozioni.
Pensa che ridere: manco quando ho fatto lezione da te ho ripensato al me studente.
Io che quando sono venuto da te mi sono indebitato, lavoravo alla notte per pagarmi la retta, leggere che oggi c’è chi parla male di te, ancora oggi… Beh, un po’ mi spiace leggere certe cose.
Il perché lo sai anche tu. Non dice solo fesserie, quella ragazza. Alcune cose hanno una sfumatura di verità, per quanto aizzata a uso e consumo di un’esperienza personale.
Io c’avevo pure i compagni di master che mi pigliavano per il culo per ‘sta storia del lavoro per pagarsi la retta, per dirne una. Le élite, vero.
I tanti soldi, verissimo.
Il senso di vuoto e di smarrimento.
E quel continuo sentirsi in discussione: che non dipende dai professori o dalla struttura, ma forse solo dal campo che si presiede.
La giovane ex studentessa dice cose così. I problemi, anche allora, li potevi pure trovare se ti mettevi a cercarli.
Solo che non c’era TikTok per renderli virali.
Ma son storie ricorsive, e chi c’era può raccontarlo.
Ogni anno alla consegna del diploma c’era chi prendeva il prezioso tagliando smadonnando. Alcuni manco ci venivano, a prenderlo.
Perché, alla fine, stare con te era una specie di seduta di terapia per chi sapeva di avere qualcosa da dire, ma non tutti erano pronti a superarla. Alcuni mollavano, altri restavano ma con la sensazione che il piano non seguisse le logiche che avevano in testa. Altri ancora scoprivano che era tutto giusto, ma da un’altra parte. Tipo un paio di ragazzi che ho conosciuto lì sono entrati con l’idea di scrivere e sono usciti attori di teatro, per dire.
Ma in fondo, non è normale sia così?
Tu agisci su un sogno, su un’idea. E non è tutto meccanico, nei sogni. C’è che però se tu ti impegni gli strumenti lì li trovi.
Ed è la cosa bella di tutto questo, fatto salvo che se non la spieghi bene poi c’è chi ti descrive come una specie di lobby e bon, perché il valore di ciò che fai rimane sepolto, in un certo senso.
@storydoctor Replying to @notapuzzle Guarda io ho anche tanti amici holdeniani sono persone per bene ☺️ #scrivere #scrittura #scritturacreativa #scrivereunlibro #scrittoriemergenti #scuoladiscrittura #corsidiscrittura #scuolaholden #editoria #writertokitalia ♬ original sound – Andrea SD Viscusi 🩺
E poi diciamocelo, cara Scuola: tu ami tutti e tutti perdoni, perché tutti ignori allo stesso modo. Anche chi il diploma te lo tirerebbe addosso dopo che l’ha ritirato.
Ogni anno uguale.
Perché alla fine, si sa che tu non è che giudichi, alla fine. Diciamo che… Stai lì e osservi.
Poi, se qualcuno ti critica, hai sempre fatto così, tipo le signore che sanno di piacere e di essere odiate.
Fai la faccia un po’ sdignata (non sdegnata: sdignata, come diciamo a Torino Sud), te ne sei freghi, e rispondi facendo finta che la risposta non arrivi alla persona che ti critica.
Se lo fai con classe, ti riconosco. Ma se ti fai prendere come le nobildonne che si sentono insultate, son guai.
Quel video sui soldi, Scuola Holden.
Ma come ti è venuto in mente?
Ti attaccano, ti criticano, e diciamocelo: su alcune cose si dicono anche cose che potrebbero aiutarti a superare certi luoghi comuni, e tu che fai?
Rispondi che vali i soldi che chiedi, facendo parlare -direbbero quelli bravi- gli archetipi su cui è costruita parte della critica?
È stato come far parlare l’amante della moglie cornuta per dire che le corna non sono poi tanto male.
Ma poi ci hai messo tutto dentro.
La felicità del pargolo viziato, il sesso, il papà moderno che fa il video al figlio che lo indica…
Sembrava il trailer di un improbabile film di Maccio Capotonda sui milanesi imbruttiti che tentano di conquistare Torino (con tutto il rispetto per chi era ritratto eh).
Vero, io non sono nessuno per criticarti. Sono solo uno dei tanti che è passato di lì, ci è rimasto un po’ e poi ha preso la sua strada.
Altrettanto vero: ogni tanto ci sono anche ripassato in questi anni.
Però ecco, c’è una cosa che diciamo “noi vecchi di Corso Dante”: quelli che hanno fatto la Holden ce l’hanno scritto in faccia, e pazienza se alcuni dicono che sia una faccia da cazzo e altri che sia una bella faccia.
Quella roba lì, io in questo video non l’ho vista. E dire che di holdeniani ne ho conosciuti parecchi.
Il nostro amato Sandro
E poi c’è lui, che viene tirato in mezzo ogni volta.
Ti ricordi vero, Scuola?
Ne parlavamo spesso, io e te, l’ultimo periodo che abbiamo tascorso assieme.
Te lo dicevo spesso: non devi dipendere da Baricco. Devi andare avanti con le tue gambe, esser sempre tu a parlare, costruirti una tua reputazione.
Lui è il Preside, e senza di lui tu non ci saresti. Ma non siete la stessa cosa.
Allora stavamo festeggiando i tuoi 18 anni, eri giovane. Stavi preparandoti per diventare grande, quella che sei ora, e forse avevi paura di perderti senza Sandro. Poi io sono andato via e non so come l’hai gestita questa questione.
Lo sai che io al Pres ho sempre voluto bene. Te l’ho sempre detto.
Però volergli bene è una roba che non dipende da volerne a te.
E relazionarsi con te non significa necessariamente relazionarsi con lui.
E sai perfettamente che non è che se lui farebbe una cosa in un certo modo, tu debba farla uguale.
Tu sei tu, e lui è lui.
Ed è vero che lui ti ha creato insieme ad un altro manipolo di coraggiosi, ma è altrettanto vero che la risposta sdignata non la farebbe manco lui.
Lui direbbe “Ma chi se ne frega” e si farebbe una risata, perché lui sa di essere bravo e non gliene frega una mazza di sapere che qualcuno dica il contrario.
Perché ci sei cascata?
Non c’era bisogno di quella risposta lì dei soldi. E cancellarlo è stato pure peggio. No, cara Scuola, so cosa stai pensando: facile dirlo con il senno di poi. Stocazzo. Ce ne siamo resi conti nel giro di un amen tutti noi che ti vogliamo bene, che era una cazzata.
Ce lo siamo anche detti, fra vecchi parrucconi ex holdeniani.
Noi che ti vogliamo bene, e lo sappiamo che debolezze hai. Nessuno è perfetto, manco tu.
Noi sorvoliamo sui tuoi difetti, ma c’è chi non aspetta altro. Ora di anni ne hai fatti 30 anni anzi quasi 31, cazzo, non puoi farti prendere dalla rabbia così.
Anche perché parliamoci chiaro, quella tua ex allieva ora fa sul serio.
La partita la sta spostando sul tuo campo, e lo sta facendo bene.
Non hai visto che sta combinando? Ecco qui.

Un podcast narrativo tipo inchiesta true crime. Sta giocando la partita con le tue stesse armi. Il titolo pure non è male.
Magari ne esce con un pugno di mosche. Oppure fa la case che ti azzopperà un pezzo di brand equity, facendo diventare veri metà dei luoghi comuni che si raccontano su di te.
Occhio perché sono le storie che hanno dato il volano ai complottisti, non le fake news. Senza storie, le fake news non esistono: e lo sai anche tu che non sono la stessa cosa.
Vedi, Scuola Holden, c’era solo un modo per dimostrare che questa ragazza ha imparato bene da te (e non avevo dubbi che succedesse): questo.
Ha creato hype, e ora si mette a farci una storia.
Trasforma in esperienza collettiva la sua. Sta muovendo il racconto nella direzione che vuole lei. Se ne fotte del rischio, perché alla fine a lei non interessa fare l’autrice holdeniana. Interessa fare l’autrice e basta.
Se ne frega che poi ci sia sopra la sua testa il tuo marchio di fabbrica o no, e non si cura di impiegare le cose che ha imparato da te.
Non ha avuto paura di usarti anzi per prendere ciò che voleva.
E se da un lato è questo il tuo più grande successo (che anche chi ti critica faccia le cose bene esattamente come si impara da te), dall’altro comincio a sperare che tu risponda come risponderebbe uno che sa raccontare le cose.
Non per vendicarsi di questa ragazza, perché alla fine lei fa ciò che fanno gli artisti e quelli che raccontano storie: creano cose e ogni tanto alzano polveroni.
Ma per dimostrare che la sua più grande critica, che lì si impari poco, è falsa.
Il mio umile parere
In questi anni, mi hanno scritto almeno una ventina di aspiranti tuoi studenti, cara Scuola Holden. Non conoscevo questi ragazzi e ragazze. Mi chiedevano consiglio perché sapevano che ti conoscevo bene, considerato il fatto che io l’ho scritto un po’ ovunque.
Mi chiedevano consiglio: “Ne vale la pena?”.
Ho risposto a tutti la stessa cosa: se hai coraggio, falla.
Perché tu non sei semplice. Sei sempre una bellezza ma sei anche molto altezzosa.
Ci va fegato a mettersi in gioco dalle tue parti.
Però ‘sto giro, prendi la cosa di petto.
Non denunciare, non fare come farebbe Trump con i post dove io sò io e voi non siete un cazzo.
Non fare la influencer indignata.
Pensa come poterne uscire senza bisogno di dire che sei la migliore.
Escine con i tuoi strumenti, i tuoi talenti. Escine facendo sì che si racconti anche la tua storia, che è fatta di tante storie anche di successo, di soddisfazione, anche di consapevolezza.
Non serve dire quanti soldi vali a chi li ha appena spesi.
Servono le ragioni di chi ti ha conosciuto tanti anni fa e li spenderebbe di nuovo.
Serve raccontare la storia di tutti quelli che farebbero come me oggi: scriverti un biglietto per ringraziarti, al netto delle litigate che ci siamo fatti e i vaffanculo che ci siamo mandati.
Seguilo oppure no, ‘sto consiglio, ma ti prego: non cascarci più in una roba come quella del video sui soldi.
Già le clip su “Sputo fatti” con gli studenti che si mettono a criticare Tarantino sono piuttosto discutibili, ma ‘sto giro il merdone rischi di pestarlo secco.
Quindi occhio alle scarpe.
Ti voglio bene.
F.




