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Buon compleanno Bakeca

Ci si può lasciare bene con le aziende per cui lavori? Credo di sì. In fondo l’ho sempre sperato. Ho cercato sempre di lasciare un buon ricordo ovunque sono stato, fedele a quel motto che ho scritto anche nel mio CV: “Lascia le cose migliori di come le trovi”. Non può non essere così anche […]
Pubblicato il 5 Giugno 2025

Ci si può lasciare bene con le aziende per cui lavori?

Credo di sì. In fondo l’ho sempre sperato.

Ho cercato sempre di lasciare un buon ricordo ovunque sono stato, fedele a quel motto che ho scritto anche nel mio CV: “Lascia le cose migliori di come le trovi”.

Non può non essere così anche per la penultima azienda in cui sono stato: Bakeca.

E spenderci un attimo per scrivere qualcosa qui (come è successo anche altre volte), beh, ne vale la pena, perché oggi per lei è un giorno speciale.

20 anni di annunci

Già, perché come giustamente stanno facendo tanti miei ex colleghi e colleghe in queste ore, tocca celebrare, dato che Bakeca sta compiendo 20 anni in questi giorni.

Quando andò online nel 2005 era il Craigslist italiano, una specie di laboratorio del digitale quando ancora Torino partoriva cose meravigliose e innovative e stare qui, in terra sabauda, era come bazzicare un territorio nevralgico per il progresso industriale del Paese.

Bakeca era un esperimento di un pensatore, un piccolo genio a suo modo, Paolo Geymonat. Un visionario che aveva capito per esempio che essere cercati online sarebbe stata una ricchezza.

Uno che sapeva che c’era spazio per creare ricchezza e opportunità in quel media così strano.

Uno che ci ha creduto, anche con quel pizzico di arroganza che caratterizza gli audaci.

Non potevo sapere che vent’anni fa, mentre finivo l’università e non sapevo cosa avrei fatto da grande, Geymonat lavorava a qualcosa che avrebbe cambiato anche la mia vita.

Tocca pescare nei ricordi, quando la mia strada si è incrociata con quella di Bakeca. È successo due volte: la seconda è stata decisiva.

Quei cinque anni in Bakeca

La prima volta fu nel 2006, quando feci un colloquio per uno stage.

Non mi presero e finii per andare a lavorare nell’allora divisione di Armando Testa.

Da un certo punto di vista fu un bene, perché fu in quel palazzo, quell’estate del Mondiale e della retrocessione della Juve, quando pensando a mia nonna che era morta da qualche giorno capii che volevo scrivere.

Presi e partii per un test che mi portò in un posto che ho amato tantissimo, e che ho celebrato anche spesso.

La seconda è stata quando nel 2019 cercavo una strada per ricominciare, dopo un periodo di cambiamento.

Sono cominciati cinque anni che, a pensarci oggi, mi hanno dato tantissimo.

Competenze, innanzitutto. Degli amici preziosi. Dei progetti belli, anzi bellissimi.

E la consapevolezza che c’è sempre spazio per cominciare qualcosa che non ti aspetti.

Per questa ragione, oggi mi sento in diritto di scrivere un piccolo augurio per Bakeca.

Anche se non è più la mia azienda e se mi piace guardarla da lontano combinare sempre qualcosa di molto strano e divertente (cosa che peraltro ho contribuito a fare anche io).

Ad esempio:

ebbuttatisubakeca.

Anche se è “il passato”, val la pena farlo.

Per questi 20 anni in cui, nel bene e nel male, in tanti come me possono dire di esser passati da lì ed esserne usciti meglio di come erano entrati.

Per molti è solo un sito di annunci, neanche fra i migliori.

Per chi ci ha creduto e chi ci crede è stato uno dei tanti simboli di una città che se vuole, può.

Un marchio che lo guardi e dici “Il caro vecchio Bakecone non molla mai”.

E quindi, buon compleanno Bakeca, e ricorda: a 20 anni si è appena all’inizio.

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