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Conferenza di fine anno

Che anno è stato, a livello personale e professionale, andando a surrogare una roba che facevo su Facebook (quando c'ero).
Pubblicato il 29 Dicembre 2023

Quando avevo Facebook, c’era questa tradizione di scrivere il 29 dicembre di ogni anno un post dove parlavo di cose a caso e mettevo qualche canzone.

Serviva per commentare, in maniera un po’ ermetica e scherzosa i dodici mesi che erano trascorsi, in una sorta di commentario tutto personale un po’ come fa da 14 anni a questa parte Mushin aka Simone Tornabene.

Quest’anno ho scelto di fare anche io una roba simile.

Un po’ perché da sempre sostengo, in pubblico e in privato, che scrivere possa avere una funzione terapeutica nel comprendersi.

Un po’ perché quest’anno il mio rapporto con il digitale è cambiato di nuovo, riportando alla mia attenzione la centralità di quella stanza digitale di cui avevo parlato su diario di chi aspira a vivere, il mio primo blog su Blogspot, e che qualche anno fa è stato nascosto.

Serve lasciare una traccia. Eccoci allora qui, con questo format terapeutico e personale.

“Life in Technicolor part 226”, e un ritorno all’anno 2013

E proprio da 10 anni fa vorrei partire per parlare del 2023.

Fu un anno strano il 2013, dove cominciati a fare boxe, ricominciare a suonare, mi fidanzai con la donna che poi diventò mia moglie e madre delle mie figlie.

Sul diario, il giorno 27 dicembre, scrivevo un post dal titolo ” “In occasione dell’inizio del mio 32esimo anno da Frank, dovrei ringraziare tutti voi. E forse così sarà.” – Life in Technicolor part 226“.

Era accompagnato da un pezzo che avevamo scritto con il mio gruppo dell’epoca, e che ci serviva per aprire le performance che mettevano in scena insieme.

Fra le righe si ringraziavano le persone che quell’anno mi avevano accompagnato, mentre percepivo un senso di gratitudine per le cose belle che erano capitate: il cambio del lavoro, il ritorno alla musica, il primo libro pubblicato. La cosa che non sapevo era che qualche ora aver pubblicato quel post, avrei anche fumato l’ultima sigaretta della mia vita.

Per un curioso caso del destino, dieci anni dopo mi guardo alle spalle e nei dodici mesi precedenti trovo un nuovo libro, un ritorno clamoroso in palestra (che bello indossare di nuovo fasce e guantoni) e una casa da cambiare (come allora, oggetto di una ricerca che comincia).

Era veramente una vita che mi sembrava ricca di colori, e che stava bene in quel lunghissimo concept che è stato “Life in Technicolor”, titolo scelto per raccontare in una serie di post la mia vita su quel bloggetto un po’ scapestrato, in cui oggi ritrovo anche tanta ricchezza.

A distanza di dieci anni, mentre mi preparo al capodanno con un puntino di malinconica attesa e ascolto nell’altra stanza le mie figlie che giocano, colorano, cantano, litigano, quel senso di colore c’è ancora.

Non è più in technicolor, ma sembra più essere proiettata da un OLED.

Fortuna, e tempo

Ripenso ai KPI del 2013.

Il refrain “Mac – auto – casa” mi risuona in testa come una cantilena, mentre rivedo il me appena trentenne che si dice “Devi riuscire a comprare un mac, poi cambiare auto, poi comprarti la casa”, in una sorta di road map del successo tutta personale che, allora, mi sembrava impossibile raggiungere.

Erano traguardi impossibili, complici una struttura famigliare piuttosto critica nelle mie scelte e qualche residuo di disagio psicologico causata da condizioni di lavoro non certo positive.

Dieci anni dopo ripenso a quel refrain e mi sento rinfrancato.

Ed è da questa riflessione che forse ritrovo i segni più tangibili che mi lascia il 2023.

Dicevo poco su che il mio rapporto con il digitale è cambiato.

Lo consideravo il mio elemento, un po’ come l’acqua per i pesci, ma oggi…

Oggi no.

Oggi il mio elemento è il tempo, ed è stato il 2023 a rivelarmelo.

Dopo il lockdown ho messo infatti al centro un principio (come avranno fatto in tanti, intendiamoci): considerare il tempo come risorsa finita.

È stata una consapevolezza che è nata nei giorni della chiusura forzata, e che è rimasta a farmi compagnia negli ultimi, velocissimi quattro anni.

Nel 2023 la cosa è stata macroscopica.

Lucilla ha finito l’asilo e Cecilia si appresta a finire il nido. Matilde si affaccia alla quinta elementare.

Non facciamo più, ufficialmente, la Vigilia da mia zia (siamo troppi!).

Ho ricominciato a boxare ma, ecco, di stare dietro ai ventenni non se ne parla.

Mi sto stufando di andare a giocare a calcetto.

Sono uscito meno alla sera, molto meno. Non ne avevo più voglia.

Ho cominciato a sentirmi dire di esser “troppo vecchio” anche sul lavoro.

Se dieci anni fa quel senso di onnipotenza per la vita che sentivo in ciò che facevo potevo quasi toccarlo, oggi ad affacciarsi è un paziente e piacevole senso di quiete.

Presa di coscienza che quel che è stato, è stato: e posso solo accettarlo.

Siamo tutti un po’ come Walter Mitty quando scende per le colline islandesi a bordo di uno skate (per rimanere in tema di un film che ho visto quell’anno).

Io che non so andare in skate, ma che mi sento perennemente su quello skate.

Cosa significa che “il tempo è il mio elemento”?

Che voglio esplorarlo, più di quanto abbia fatto in passato.

(tipo sopra c’è un esempio di quell’esplorazione: uno dei primi speech che ho fatto e dove spiegavo la relazione fra tempo e narrazione, e le influenze del digitale su questo legame)

Voglio entrare dentro la materia.
Non so ancora come, e cosa questo comporterà.
So che è un qualcosa che so segnerà i prossimi passi che farò da osservatore della materia.

Ghosting, una causa e altre cose un po’ così

C’è stato spazio anche per le delusioni e delle prove.

In tanti mi hanno ghostato.

Sul lavoro, principalmente: gente anche che conosco da una vita che mi chiedeva cose, lavoravo magari un po’, e poi via. Neanche un grazie, o un “ciao”.

Niente.

Mi sono reso conto di quanto il ghosting sia una mancanza di rispetto.

Di quanto effettivamente vada evitata per cercare di cambiare le cose.

Una risposta. Un po’ di chiarezza.

Consci che a volte anche una sana litigata può essere la via per risolvere tutto.

Per la prima volta mi sono dovuto rivolgere a un avvocato per avere dei soldi che mi erano dovuti. Una roba spiacevole, visto che la faccenda non era solo “di lavoro”, ma mescolava anche un rapporto personale che sembrava “di amicizia”.

Lì forse una litigata non è bastata, ma anche questo è stato utile per capire -per l’ennesima volta- quanto soldi e lavoro a volte cambino le persone.

Una lezione mai imparata fino in fondo.

Il percorso

L’ultimo insegnamento di questo 2023 è che tutti facciamo un percorso.

L’ho capito mentre lavoravo a un progetto dove mi sono confrontato con persone a me vicine e dove le divergenze hanno mostrato quanto ognuno di noi si debba misurare con ciò che è.

Al di là di come andrà, quel progetto, e al di là delle delusioni che umanamente sono sorte e che magari si ripianeranno, c’è un qualcosa che sento mi sia rimasto addosso.

È la consapevolezza che il tempo, in virtù del suo essere risorsa finita, si mescola alla necessità di lasciare un segno.

Torno ancora al 2013 e agli appunti che erano avanzati dal testo che pubblicai quell’anno.

Con Alberto poi decidemmo di lavorare a un testo uscito per una casa editrice oggi non più sul mercato, che si chiamava 40K.

Era una sorta di saggio breve dal titolo “Content Reloaded – Il futuro del business sui social network”, dove si teorizzava un modello di business dove l’utente pagasse i contenuti alla piattaforma, e che il valore fosse corrisposto al creator.

Erano riflessioni sbocciate sin dal 2012, e che anticipavano di qualche anno la nascita di Patreon, OnlyFans e simili.

Non eravamo geni allora, non siamo asini ora.

Certo, un po’ mi piange il cuore non aver saputo tramutare quell’intuizione in un modello da sottoporre a qualche investitore: forse oggi scriverei questo post dal mio balcone vista mare in un qualche località piuttosto riservata ed esclusiva.

Però ripensare di aver saputo mettere su carta un’intuizione così, mi fa pensare di poterlo lasciare veramente, quel segno.

E allora: come si fa?

Basta percorrere la strada, senza paura.

Lasciarsi contaminare dall’intuizione, dalla voglia di testare, anche un po’ dalla sana follia che anima ognuno e ognuna di noi nel momento in cui senti scorrere quella scintilla di creatività che permea la mente umana.

“Non succede nulla se prima non lo immagini” è la mia frase, il mio claim, il mio mantra.

Farlo diventare vero, sul serio, è la luce con cui illumino il mio 2024.

Buon anno a tutti e tutte.

Foto di Fabrizio Brugnoni da Pixabay

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