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Le mie storie infinite

Arriva in libreria il 31 marzo "Le storie infinite - Comunicazione e racconto nell'era digitale", il mio ultimo libro.
Pubblicato il 27 Marzo 2023

Non so dire quando ho cominciato a pensare a Le storie infinite. Credo che la vera genesi di questo libro sia stata anni e anni fa, quando ancora lavoravo a Scuola e cominciamo a mettere in fila le idee che cominciavo a maturare su Storytelling, narrazione e tutte le cose che ci girano attorno.

Al di là del fatto che affondi le sue radici in un periodo che ahimé comincia a essere lontanissimo, Le storie infinite credo (spero) possa essere un passo fondamentale nel mio percorso autoriale. Per spiegare il perché, adotterò un impianto espositivo che mi è sempre piaciuto: l’elenco.

Cinque cose riguardo a Le storie infinite

1. È il primo saggio che scrivo da solo. Scrivere è come correre: quando cominci puoi coprire una certa distanza, ma per aumentarla tocca allenarsi. Io di libri ne ho scritti diversi, ma sempre in coppia con qualcuno.

Quell’esercizio di stile che è stato Sarò sempre al tuo fianco mi ha aiutato a capire cosa servisse per muoversi su unità di misura certamente non brevi: certo, un saggio era diverso. Da qualche parte dovevo cominciare.

2. Fiducia. Le storie infinite è un’avventura cominciata nel febbraio del 2022, con un messaggio mandato un po’ all’improvviso a Paolo Iabichino. Volevo scrivere qualcosa a proposito della direzione che ha preso, sta prendendo, la narrazione, il tutto partendo però da una lettura a 360° del nostro modo di vivere il mondo.

Sapevo che Paolo era fra le altre cose curatore di una collana per un editore, ma il mio obiettivo non era così alto. Volevo più che altro testare la bontà della mia idea: non mi aspettavo certo che da quel messaggio si arrivasse, tredici mesi dopo, a parlare di pubblicazione, librerie, presentazioni. Ci voleva coraggio a dar seguito a un messaggio gettato così, all’improvviso, con una scaletta abbozzata e un principio tutto da conformare.

Paolo invece si attivò subito, perché quell’idea in fondo non era poi così male (almeno, secondo lui). Una valutazione che probabilmente fu anche dell’editore, che mi accordò lo spazio per procedere a lavorare da subito al mio manoscritto.

Le storie infinite è quindi in primis un’avventura nata grazie a un principio che è fondativo di tutte le avventure di questo tipo, quello della fiducia. Che spero di ripagare, ovvio.

3. (General) Great Resignation? Arrivo a questa pubblicazione, stranamente, con più domande di quando ho cominciato a scrivere. Non mi era mai capitato, prima. Vorrei capire se il percorso che ho fatto fino a qui sia quello giusto per me.

E non dipende certo (solo) dal lavoro che svolgo, un lavoro che comunque ancor oggi mi offre tante soddisfazioni. Si tratta proprio di un insieme di domande, che è riduttivo condurre al semplice slogan post-pandemia con cui si è etichettata una fisiologica quanto profonda domanda che -credo- un po’ tutti si stanno ponendo: qual è il mio posto nel mondo?

Una domanda molto narrativa, che mentre scrivevo il libro si è affacciata e ha cominciato a darmi tanti input diversi, su cui oggi sto lavorando. Dove mi condurrà non lo so: in fondo, le storie cominciano tutte così.

4. Esercizio di scrivere. C’è stato un periodo dove scrivevo in maniera compulsiva. Con il passare del tempo, un po’ come capitatomi con i social network, questo stato di necessità è andato via via affievolendosi.

Così come non sento più la necessità di vivere Facebook, Instagram & co., anche le residue voglie di provare a mettermi in gioco con la scrittura (pur arrivando grazie -per ora- all’ultimo capitolo di quel percorso anche in televisione) negli ultimi anni erano diventato un feticcio della memoria, utile a ricordarmi emozioni e momenti della mia vita speciali.

Le storie infinite mi ha invece rimesso di fronte alla necessità di vivere in un certo modo questa passione, quella vocazione, lasciando però emergere anche il rispetto sacrale che quest’attività autenticamente artigianale deve mantenere, e che dev’essere frutto di un percorso prima di tutto interiore.

Ho riscoperto la scrittura rendendomi conto che per una sorta di automatismo l’avevo resa non ciò che ho sempre considerato fosse, quanto una delle skill che il mio profilo professionale cominciava a pretendere. Una roba che non mi poteva andar bene.

5. Coraggio. Sono un pauroso, ho il terrore di un sacco di cose. Una delle cose che non ho mai avuto paura di fare, però, è stata prendere posizione. Con gli amici o sul lavoro, non ho mai avuto il timore di dire ciò che penso (come direbbe Alberto Tomba, “Chi mi conosce lo sa”).

Scrivendo Le storie infinite, ho riscoperto una cosa che a Scuola ci dicevano spesso: le cose che si scrivono nascono da un’urgenza. Le storie che raccontiamo vengono perché si ha l’urgenza del raccontarle.

Ecco: per troppo tempo ho avuto paura di prendere posizione cercando di dar seguito al desiderio che avevo di scrivere le cose che ritenevo andassero scritte. Non rinnego ciò che ho alle mie spalle, ma tante volte mi sono arreso al primo no.

Le storie infinite nasce da un gesto di apertura intriso di fiducia (lo raccontavo al punto 2.) ma che non avrei mai potuto ricevere se non avessi avuto il coraggio di esporre ciò che avevo in mente fuori dalla mia comfort zone.

E ora che lo vedo arrivare in libreria, guardo questo lavoro pensando che sia stato frutto anche del lasciarsi alle spalle le paure del rifiuto.

Piccolo spazio pubblicità

Per queste ragioni, Le storie infinite è un libro che spero possa segnare la mia vita professionale e personale, in positivo. Quindi, che si fa?

Intanto, cominciando a fargli pubblicità.

Metto il bottone un po’ grosso così la call to action non può essere confusa. Aiutatemi a capire se le mie impressioni sono corrette!

E attendo i vostri feedback, eh. Potete scrivermeli qui.


Lo sai che oggi faccio anche il Consulente di #BrandRegenerationContattami per parlarne 🙂

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