Ad agosto compro.
Niente da fare, è una roba che non mi passa, divento come gli/le shopping addicted e sperpero denaro per acquistare le cose che mi piacciono: tutte ovviamente in funzione del tempo che dedicherò a me stesso.
Prevalentemente la mia attenzione si concentra su libri, qualche capo d’abbigliamento, strumenti elettronici, qualche gadget. Talvolta acquisto un servizio interessante.
Quest’estate non ha fatto eccezione.
Me ne rendo conto: è tutto figlio del benessere in cui, grazie alla Provvidenza, mi ritrovo.
Perché parlarne?
Per certi versi “Siamo ciò che compriamo“: se compri cose belle o comunque con un significato, allora hai anche qualcosa di bello da raccontare.
È ciò che faccio io ogni tanto, quando mi metto e faccio un post con le recensioni.
Fra l’altro, ho letto una roba interessante al proposito del concetto di recensione, ossia che ormai sono magli dati in mano a persone che non le sanno maneggiare.
Vero, verissimo.
Sono diventato piuttosto allergico soprattutto a quelle fatte via web sulle apposite piattaforme, spesso frutto di un giudizio di partenza viziato da bias cognitivi importanti e non reali testimonianze.
Però diciamocelo: se tu riesci a estrarre la storia giusta da un tuo acquisto, allora puoi essere un valore aggiunto.
E poi, se questa è onesta, perché non condividerla?
Quindi eccoci qui, quindi, a raccontarvi tre miei acquisti estivi che -mi pare- abbiano qualcosa di interessante anche per voi.
La prima delle recensioni non poteva che essere un libro
Come spesso capita da queste parti, faccio post di recensioni dedicate ai libri.
Questo è un testo che ho letto un paio di settimane fa e mi è piaciuto un botto.
L’autore è Stefano Nazzi e il titolo è “Canti di guerra“.

Non c’è una trama, dato che si tratta di un racconto di cronaca vera.
Se vi dico i nomi di Renato Vallanzasca, Francis Turatello e Angelo Epaminonda, probabilmente ciò che vi viene in mente è un bel film di Michele Placido e i racconti sempre più ovattati di un ex ladro oggi in carcere che “operava” in una Milano che non c’è più.
Il libro di Nazzi entra nelle vicende legate a questo strano trio e ne fa un resoconto dettagliato.
Tolta dalla superficie una leggera patina di leggenda, si tratta di racconti di uomini e donne che hanno veramente vissuto, combattuto fra loro, ucciso, rubato e anche pagato di tasca propria i conti con la giustizia.
Uomini che hanno fatto parte di un pezzo di storia italiana che in troppi non hanno approfondito adeguatamente.
La storia della mala milanese degli anni ’70 è infatti ricca di pathos e di “valori”, per quanto si possa usare questo termine parlando appunto di malavita.
Stefano Nazzi la ripercorre attraverso questi tre personaggi così diversi, le cui vite si intrecciano generando un misto di paura e -paradossalmente- ammirazione.
Ci ho messo due giorni per leggere “Canti di guerra”, e non posso che consigliarlo a chi ama la cronaca giudiziaria, Un giorno in pretura e la storia contemporanea, oltre ovviamente al noir.
Uno strumento utile per chi lavora da remoto
Ho passato qualche giorno lavorando dalla Francia, e se per i miei colleghi e colleghe sono sempre stato reperibile è grazie a una connessione mobile di Orange.
Avrei potuto usare l’iPad per il tethering, ma dovendo lavorare anche tanto in video e avendo sempre aperti Slack e Asana ho preferito dotarmi di una cosiddetta “saponetta”.
Ci sono tanti modelli di modem mobile, e la scelta è caduta su questo tp link M 7000 4G, acquistato su Amazon per la modica cifra di 49 euro.

Vi risparmio l’unboxing e tutto quanto, ma devo dire che questo device è stata veramente una bella sorpresa.
Inserita la SIM e caricato adeguatamente, mi ha supportato tutta la vacanza senza praticamente mai lasciarmi a piedi (tranne in un rarissimo momento in cui, complice la batteria scarica, ho dovuto spegnerlo e usare l’iPad come modem).
Qualche indicazione di tipo tecnico: 150 Mbps in download e 50 Mbps di upload.
La batteria garantisce 8 ore di lavoro continuato, in utilizzo.
Peserà circa 100 grammi, non di più.
Nella confezione sono compresi un cavo di ricarica e un pratico riduttore per la SIM da inserire.
Inoltre, è presente un’app che ti permette di governare il modem dallo smartphone, con indicazione della durata della batteria residua, SMS dall’operatore del servizio, gestione delle impostazioni.
Il prezzo vale il gioco e se siete frequentemente in mobilità non posso che consigliarlo.
Fun facts: mi è caduto due volte e si è sempre dignitosamente rialzato. Per questo è un po’ rigato, ma come gli ho detto dal vivo: “Non sei tu, sono io”.
Una maglia da calcio speciale
Quest’anno come forse saprete la Juventus ha licenziato Massimiliano Allegri e tesserato Thiago Motta, e questo, come sa il mio amico Macs Benedetti, ha scatenato in me un redivivo entusiasmo.
Questo trasporto verso il mio club preferito si è tradotto in una -lo ammetto- piuttosto marcata attrazione al merchandising ufficiale, reperibile com’è immaginabile sullo shop della Juventus.
Ho scelto di acquistare una maglia ufficiale da gioco, anzi due: la prima “classica” bianconera (regalata a mio fratello) e la terza, più nostalgica, per me.

La scelta è stata dettata, come potrà notare l’occhio più attento, dall’assenza di uno sponsor.
Questo particolare situazione, venutasi a creare per una serie di circostanze straordinarie (lo scadere del contratto con il precedente sponsor Jeep e le difficoltà a chiudere le trattative con il nuovo sponsor), ha fatto sì che si cominciasse la nuova stagione in questa situazione.
La psicologia dell’appassionato o appassionata di calcio è però strana.
Potrebbe sembrare una mancanza indispensabile quella del nome di un’azienda sul fronte della maglia (cosa che in certi momenti della storia ha reso ancor più iconico l’indumento, tipo SONY Minidisc sulla maglia della stagione 95/96).
La “pulizia” da ogni elemento “esterno” ha reso invece questa edizione particolarmente preziosa agli occhi di chi si sente parte del mondo Juventus, a maggior ragione con una maglia oggettivamente molto figa come questa.
Così, eccomi qui, come un quindicenne felice, a comprarmi la maglietta della mia squadra del cuore.
Innamorato di un logo che ricorda gli anni ’80 e dal bello di sentirsi parte di un qualcosa di collettivamente emozionante, anche grazie all’assenza di un nome “esterno”.
Discutevo con qualche amico che sarebbe interessante capire le percentuali di vendita di questo prodotto senza e con sponsor e fare un raffronto: ci direbbe molto, ne sono convinto, del percepito che oggi ha un tifoso.
Tesi peraltro corroborata dal fatto che la maglia sia già ampiamente esaurita nello store di cui sopra: un buon segnale per Adidas, lo sponsor tecnico.
Ma non è questo il luogo o l’occasione di soffermarsi sulla cosa.
Questo era un post sulle recensioni, e dopo averne fatte tre direi che per un po’ basta.




