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Una personale recensione dei Ray-Ban Stories

Ho acquistato i Ray-Ban Stories, gli smartglasses frutto della partnership fra Luxottica e Meta: qui le mie impressioni.
Pubblicato il 1 Maggio 2023

Sono un grande fan dei Ray-Ban: un po’ perché sono nato negli anni ’80 quando il marchio degli aviatori divenne mainstream grazie a un pilota particolarmente fascinoso, un po’ perché sono uno di quei brand che hanno saputo mantenere un fascino intatto, oserei dire un allure, tipico di chi sa preservare gli elementi distintivi e originali della propria storia.

Quando è stato il momento di acquistare un paio di occhiali da sole nuovi, quindi, non è stato certo difficilmente convincermi che fosse il momento di provare a dare una chance alla proposta tecnologicamente più interessante nella vasta gamma di prodotti della linea Ray-Ban, che non dimentichiamo, oggi fa parte dell’italianissima famiglia Luxottica: i Ray-Ban Stories, gli smart glasses che sono stati realizzati grazie alla partnership con Meta.

Essendo un pigrone, ho effettuato l’acquisto direttamente dal sito. In due giorni ho ricevuto il pacco a casa, senza mia somma gioia vista la precisione con cui ho ricevuto il tutto.

Ma andiamo un po’ a indagare nel dettaglio come sia stata l’esperienza, passo per passo.

Unboxing e prima carica

I Ray-Ban Stories si possono acquistare in tre diversi allestimenti, con costo che parte dai 329 euro e arriva fino a 409: Wayfarer, Round e Meteor.

Le differenze sono sostanzialmente nella montatura e nelle lenti, che possono essere più ricercate e cromaticamente trattate con procedimenti diversi.

L’hardware è comunque uguale, ponendo l’accento sull’attenzione che è stata posta sull’elemento forse più delicato di tutto il prodotto (le lenti, appunto).

La videocamera è posta sulle aste vicino alle lenti, ed è da 5 MP con una definizione da 2592x1944px, mentre per i video da minimo 1184x 1184px @30fps. Il microfono è Array Audio A 3 Microfoni, con due micro-altoparlanti collocati ovviamente all’altezza delle orecchie.

C’è da dire che l’idea che si sia in presenza di un prodotto di ottimo livello sia immediata. La confezione con cui vengono proposti i Ray-Ban Stories è distintiva e premium, con non solo tutti i crismi per proteggere un oggetto comunque particolarmente prezioso (non solo per il valore, ma per la tecnologia), ma anche perché siamo in presenza di una linea che in un certo senso arricchisce ulteriormente di fascino l’intera proposta di marca.

Il packaging è estremamente cool

Al suo interno, adagiata in un accoglimento che ne impedisce i movimenti, si trova la custodia, che è il vero centro di gravità attorno a cui ruota la gestione degli occhiali.

I Ray-Ban Stories infatti, come tutti gli smart glasses, hanno bisogno di essere ricaricati, cosa che si può fare appunto solo dalla custodia. Per procedere alla ricarica, viene fornita in dotazione anche un cavo di alimentazione, specificatamente un connettore USB-C.

Per procedere alla ricarica, essendo sprovvisto di un caricabatterie adatto (al netto di quello del MacBook) ho dovuto procedere alla ricarica collegando la custodia al computer, cosa che per carità non è stata scomoda ma che magari in mobilità potrebbe essere poco pratica.

Presumo che presto mi doterò di un adattatore USB-C / USB, così da poter magari procedere alla ricarica anche ad esempio in auto.

Il contenuto della confezione: custodia, cavo per ricarica e libricino di spiegazione, molto cool anche quello

La custodia è dotata di una spia luminosa, che attraverso la variazione cromatica indica se si sia caricata oppure no.

Sì, perché anche la custodia accumula energia: questo permette di ricaricare i Ray-Ban Stories più e più volte, ogni volta che non vengono indossati e si ripongono nell’apposito alloggiamento.

Sulla scocca gli occhiali sono magnetizzati, permettendo così di essere più stabili nella fase di ricarica.

Il ciclo di ricarica è abbastanza lungo (3 ore), e se non viene completato i Ray-Ban Stories non sostengono neanche l’accensione. Dopo però la carica è stabile e si possono ripetere diversi cicli.

Sulle stanghette sono previsti i vari comandi: un bottone per avviare la registrazione, un punto dove è possibile con il semplice tocco alzare e abbassare il volume, oltre che due spie, una all’interno per indicare lo stato dei Ray-Ban Glasses, una posizionata vicino alle lenti che si attiva quando si sta registrando (e così si è anche compliance con la normativa della privacy).

Setting e funzionamento

Effettuata la prima ricarica, si può procedere a settare gli occhiali per cominciare a usarli.

Prima notazione. Per utilizzare i Ray-Ban Stories serve l’app View Facebook: è una specie di interfaccia aggiuntiva degli occhiali, dato che questi sono sprovvisti di uno schermo che faciliti l’interazione con il device.

L’installazione quindi passa dall’avere il telefono sotto mano e l’app installata.

A primo accesso, i Ray-Ban Glasses si sincronizzano via Bluetooth al telefono, attivando la connessione con l’app. Da lì sarà possibile fare il download dei contenuti creati attraverso gli occhiali, avere sempre sott’occhio lo stato della batteria, le app connesse e accedere alle impostazioni, quali ad esempio le lingue.

I Ray-Ban Stories infatti “parlano” inglese (nella versione US, UK e australiana), e permettono di accedere per ora a tutte le funzionalità solo se gestiti con queste lingue.

C’è poi l’opportunità di utilizzarli anche con i comandi in francese e italiano, ma alcune funzionalità non saranno accessibili.

Dopo aver sincronizzato i due device, sarà possibile connettere anche le app per svolgere le azioni che sono possibili attraverso gli occhiali: fare foto e video (e condividerli), telefonare, ascoltare musica.

Entriamo nel dettaglio.

Prova su strada (ma veramente su strada) dei Ray-Ban Stories

I Ray-Ban Glasses possono accedere, attraverso gli account personali, a Facebook, IG, Whatsapp e Spotify. A parte quest’ultima, sono difatti immaginati per un utente che sfrutti al massimo la suite Meta.

Qualsiasi azione viene svolta attraverso il canale vocale, mentre attraverso il bottone posto sulla stanghetta destra -dicevamo- è possibile registrare scattare foto o video da massimo 30″ o 60″. I comandi vocali sono possibili con la magica formuletta “Ehi Facebook” seguita dal comando, che cambia a seconda delle lingua selezionata.

Personalmente ero molto incuriosito da due funzioni in particolare: l’inviare messaggi e ascoltare musica, due aspetti molto importanti della mia esperienza di utente mobile.

Sulla prima, influisce molto la lingua: con il francese e l’italiano PER ORA (è specificato anche su app e tutorial dei comandi vocali) non è possibile accedere alla funzionalità di lettura e dettatura. Settati con l’inglese, invece, i Ray-Ban Stories sono in grado di scrivere un messaggio e leggerlo quando ricevuto… a patto che siano, appunto, in inglese.

Ho fatto un paio di test dettando in inglese alcuni messaggi -che, per inciso, vanno inviati solo da WhatsApp, così come le telefonate che vengono effettuate solo attraverso l’app di messaggistica- e il risultato è stato preciso e senza errori.


Per ciò che riguarda l’ascolto, gli altoparlanti sono abbastanza comodi, sia che si telefoni, sia che si ascolti musica: certo, si perde l’effetto alta fedeltà che possono garantire delle cuffie, però è evidente che per come sono concepiti il risultato sia grandioso.

Ci sono poi i contenuti multimediali, foto e video, che sono il punto forte.

Questo è un video che ho girato guidando, provando il comando vocale.

Prova su strada. Da notare che non ho infranto le regole dato che è bastato dire “Ehi Facebook, take a video“. Disclaimer: musica non selezionata da me.

L’effetto mal di mare è garantito, ma gli esperimenti che si possono fare sono tanti e diversi. Peraltro, la qualità non è certo indifferente.

Quindi, esperimento riuscito?

Sì, direi di sì.

I Ray-Ban Stories sono un device bello, sicuramente caratteristico, utile per accompagnarti nei momenti in cui sai che potresti voler fare una ripresa o scattare una foto, o magari ti serve avere una connessione diretta con lo smartphone ma non puoi usare le mani.

Personalmente li userò molto quest’estate, dato che non amo molto stare al sole senza occhiali e sarò spesso in mobilità.

Per il resto, mi aspetto che questo esercizio di tecnologia e stile progredisca ancora. Mentre li uso mi rendo conto che le applicazioni sul mondo del wearable tech sono tantissime, e io per primo sarei predisposto a usare ancor di più i Ray-Ban Stories se permettessero ad esempio di aumentare la realtà attraverso un’interazione anche visiva.

Sarà solo questione di tempo, presumo.

Se volete, potete acquistare i Ray-Ban Stories sul sito e nei punti vendita Salmoiraghi & Viganò.



Lo sai che oggi faccio anche il Consulente di #BrandRegenerationContattami per parlarne 🙂

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