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UNA LENTA, UTILE LETTURA AUTUNNALE. ANZI, TRE.

Le mie letture vanno in continuità con la "lenta" voglia di approcciarsi alle cose in maniera diversa.
Pubblicato il 8 Ottobre 2020

Ormai la lentezza è una specie di fissazione.
Continuo a pensare a come tornare a ritmi più sostenibili e concentrarmi su cose che generino veramente valore, a dispetto di un criterio diffuso come quello monetario. Intendiamoci, i soldi sono importanti, ma a che servono se tanto passi tutto il tempo che ti rimane dopo che li hai fabbricati a pensare come spenderli? È valore fino a se stesso. Non funziona.

Una cosa che è “lenta” che sta nascendo in questi giorni è un altro progetto di quelli speciali come lo sfilatino di zio Antonello, una roba che ti fa sorridere e contemporaneamente estraniare dalle cose che ti stanno attorno: sta prendendo forma grazie all’aiuto di un ex collega di Ninja Marketing con cui, dopo anni in cui ci rispettavamo da lontano, abbiamo deciso di metterci in gioco insieme. Ve ne parlerò presto.

Un’altra cosa “lenta” di questi giorni è la lettura. Ho preso in mano tre volumi diversi e per ragioni diverse ne sto apprezzando la concretezza, la bontà dell’esposizione, la capacità di farmi riflettere. Sono tre libri di natura diversa, che però mi stanno arricchendo.

Il primo è “Economia e narrazioni – Come le storie diventano virali e guidano i grandi eventi economici“di Robert J. Shiller, che ha pubblicato il mio editore (o almeno, uno de miei!), che per ovvie ragioni non poteva mancare sulla mia scrivania. Lo sto leggendo con attenzione, anche perché offre delle letture molto più vincolate a flussi distanti dagli aspetti più concettuali, cioè quelli economici, per determinare quali meccanismi narrativi si attivino negli stessi. Raccomandato per chi ha intenzione di guardare la narrazione da un punto di vista meno scontato.

Il secondo me l’ha consigliato Alice Avallone di Be Unsocial, che su LinkedIn in un post di qualche giorno fa non sapeva di lasciarmi un altro di quei semi che sicuramente mi daranno frutto: “Tutto il tempo del mondo“, di Thomas Girst, edito da add Editore. Uno di quei libri che vanno bene da leggere prima di andar a dormire e farti riposare sereno per tutta la notte, perché fotografano spazi dove regna l’equilibrio fra persone, scelte, modi di esprimersi, storie ovviamente, e tempo. Piccoli micromondi ideali dove per un attimo ti sembra che ognuno di noi potrebbe aver l’occasione di dire la propria senza aver la sensazione di perdere tempo e identità. Consigliatissimo.

Il terzo e ultimo libro devo ancora cominciarlo ma è un libro che già a monte mi piace per la sua storia, di cui ad esempio aveva parlato anche Il Post qualche anno fa. Stoner di John Williams (l’edizione in mio possesso è edita da Fazi Editore) è un libro che ha più di 50 anni, e negli USA non fu accolto perché “Troppo lento”. Che meraviglia. Una storia calma, placida, che fotografa un pezzo di ognuno di noi per il profilo del protagonista che è -apparentemente- quieto e insignificante, e per questo in grado di aiutare ancor di più il lettore ad apprezzarne la storia. Non vedo l’ora di cominciarlo.

In tutto questo c’è spazio anche per le mie progettualità.

Dal 14 ottobre in libreria trovate la nuova edizione di New Personal Storytelling, 194 pagine ricchissime di spunti e cose belle che con Andrea Bettini ci tenevamo fortemente a riproporre. Si affianca a Transmedia Experience (di cui ho parlato molto nel corso che abbiamo lanciato con Lacerba di Brand Storytelling e Digital Copywriting) il libro che è uscito a febbraio e che rende il mio 2020 ricchissimo dal punto di vista editoriale (e non è ancora finita…).

Considerando che questo è un post sulla lenta lettura autunnale, ci sono anche troppe cose forse.

Però nessuno ha parlato della densità, della lentezza.

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