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VIA DEI MATTI È IL LATO BELLO DELLA TV

Avete seguito la prima stagione di Via dei Matti n.0, il programma di Stefano Bollani e Valentina Cenni? Perché ne valeva la pena.
Pubblicato il 4 Maggio 2021

Ho tanti amici che ormai dicono serenamente di non guardare la TV.

Ci credo: fra Netflix, Amazon Prime, Disney+, oltre che tutte le soluzioni pay x view, chi è si ferma a considerare la TV generalista come interessante?

E poi diciamocelo chiaramente: ormai anche i bambini pretendono di selezionarsi i contenuti quando vogliono, come vogliono.

Si prende il telecomando, o il device di turno, e voilà, il cartone animato, la serie o il film sono già a disposizione.

La TV nel gergo comune è passata da essere un comportamento (“Guardo la TV”, inteso come usufruisco di alcuni contenuti visivi e sonori fruibili da uno schermo) ad essere una scelta precisa, quella di fruire una precisa forma di contenuti, per intenderci quelli distribuiti su logica di palinsesto dai canali cosiddetti “Generalisti”: Rai, Mediaset, La7 e compagnia cantante.

Ad li là quindi del confutare l’affermazione genericamente diffusa (“Non guardo la TV” diventa “Non guardo la TV generalista”, a maggior ragione se hai una SmartTV) il tema è un altro.

A essere in crisi è il modello a cascata della distribuzione televisiva, che per molti è già morto, per tanti è in profonda crisi.

L’idea cioè che ci sia un produttore che si occupa di costruire canali “per tutti”, con un’offerta variegata e che si propone di essere utile per la formazione delle persone.

Peccato, dico io.

Non tanto perché essendo un profondo nostalgico sono ancora legato alla ritualità del “Chissà cosa danno stasera in TV” e del fatto che guardando qualcosa in televisione imparo qualcosa, quanto perché la TV generalista sa offrire delle piccole perle che sul serio possono aiutare le persone a star meglio e portarsi a casa qualcosa che le migliora.

Via dei Matti n° 0 è una di queste.

La TV come servizio pubblico

Collocato in fascia preserale su Rai3, fra quel piccolo eterno capolavoro che è Blob e l’indimenticabile Un posto al Sole, Via dei Matti n° 0 è una striscia quotidiana condotta dal compositore Stefano Bollani e dall’attrice Valentina Cenni.

I due sono, incidentalmente, anche sposati. Insieme, dico. informazione non secondaria, visto l’amalgama del programma: ma andiamo con ordine.

Bene, in questi circa 30′ di programma, Stefano Bollani e Valentina Cenni parlano di musica. E di vita. Parlano di emozioni e di quotidianità.

Lo fanno con spirito, leggerezza, ammiccando fra loro con un’intesa fuori dal comune (ed ecco il discorso che sono sposati, insieme) ma soprattutto lo fanno in musica. Tanta musica, nel senso che al centro di ogni discorso ci sono tante canzoni, tante melodie, tante composizioni.

Lo fanno cantando, suonando, a volte anche ballando.

E poi ogni giorno c’è un musicista, o una musicista, che arriva e sta con loro una quindicina di minuti: il tempo di suonarne un paio assieme, Bollani al piano ovviamente, parlare un po’, e salutarsi come se si fosse in un pub della cintura e ci si incontrasse un po’ per caso.

Poi, così come fanno all’inizio, Stefano Bollani e Valentina Cenni cantano: o lei o lui, poi insieme. Alla fine ad esempio cantano sempre in duo.

Cosa? Dalle filastrocche che si canticchiavano negli anni ’50 a João Gilberto, dalle canzoni della tradizione napoletana ai brani che hanno fatto la storia della musica italiana e non.

Ci sono passati Anastasio e Irene Grandi, Vinicio Capossela e Ornella Vanoni, Neri Marcorè e Daniele Silvestri, tanto per fare alcuni nomi. Ci sono andati anche Vincenzo Vasi e Valeria Sturba che hanno suonato il Waltz n.2 di Šostakóvič con il theremin (e se non sapete cos’è, sappiate che avete tutta la mia solidarietà: neanche io lo sapevo, prima).

Insomma: si parla di musica, la si spiega, e la si fa anche ascoltare.

Con garbo, competenza e simpatia. Come dovrebbe fare, sempre, il servizio pubblico.

Ora, io non sono un pāsdārān dello statalismo, però credo che un servizio come la Rai in un paese come il nostro sia molto utile, a maggior ragione se consideriamo che in tantissimi ancora non hanno un sufficiente livello di competenza per comprendere l’esistente.

Il fatto che sulla Rai, all’ora di cena, ci sia la possibilità di gustarsi un signore che ha inciso dischi come questo, che discute con un’attrice molto in gamba che ha recitato in spettacoli e film di altissimo livello, la ritengo una gran fortuna.

E mi sembra assurdo che si possa disperdere un piccolo patrimonio di tale valore perché la gente, semplicemente, ha smesso di pensare che possano offrire cose così.

Consumo diverso, per un risultato identico

Forse chi sta in cima alla “catena alimentare” della televisione italiana dovrebbe smettere di sentirsi meno cool delle grandi piattaforme internazionali di streaming.

Voglio dire, RaiPlay è una miniera di bei contenuti: e sono tutti contenuti principalmente passati dalla televisione generalista.

Il fatto che le persone pensano che per godersi un bel film o una bella serie, un documentario di qualità o un’inchiesta di alto livello debbano recarsi sulle piattaforme più in voga non è solo sbagliato, ma è anche riduttivo.

Il problema di fondo è che la distanza fra utenza e TV generalista si è sviluppata proprio perché quest’ultima non ha saputo mettere al centro qualità come quella mostrata da Via dei Matti n° 0, ne tantomeno di raccontare quando decideva di farlo.

Se infatti facessi una piccola ricerca fra quanti mi dicono di non guardare più TV generalista, sicuramente in molti non saprebbero neanche che per più di un mese, su Rai 3, si è parlato così di musica per 30′.

Possibile che anzi, quel programma li avrebbe convinti a rivedere quella scelta di “Non guardare la TV” (generalista), dichiarata quasi con orgoglio come se fosse una forma chic di selezione all’entrata, come a dire di esser in possesso di un palato più raffinato.

Il più delle volte una cosa vera, certo: però ecco, non sempre, visto che c’è ancora molta bellezza non espressa anche nei canali generalisti.

Il fatto è che forse si dovrebbe cominciare a concepire il centro di tutto non la distribuzione a palinsesto via etere (che certamente ha un peso sui bilanci, visto l’approvvigionamento pubblicitario) ma via digitale, con una logica di promozione che sia più a misura delle nuove diete mediali.

Io ad esempio di Via dei Matti n° 0 ho letto molto poco in giro, ed è strano, considerato che è comunque una bella sperimentazione, oltre che autenticamente di valore.

L’idea che ho è che forse si paghi un po’ di ritardo in termini di comprensione di ciò che sta succedendo al pubblico, composto sempre più da bravi selezionatori, e sempre meno da passivi spettatori afoni.

Credo che la TV, intesa come abitudine di consumo, e i player produttori “nativamente generalisti” possano ancora dire la propria.

Programmi come questo valgono molto di più di una veloce apparizione, fugace e magari poco visibile, nelle discussioni di chi ama fruire di contenuti di qualità.

Forse è solo il caso di dargli un’opportunità, a questa tanto bistrattata TV (generalista). Che sarà tornata a essere solo uno strumento dove scelgo à la carte cosa guardare scegliendo fra tanti distributori on demand diversi, ma che intrisecamente sa anche veicolare vecchi protagonisti della nostra mediale che hanno ancora qualche cartuccia da sparare.

Sperando che siano sempre di più, quelle così di valore.

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