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HE-MAN: ANCHE I CARTONI ANIMATI CRESCONO

Netflix sta per riproporre una nuova produzione su una saga che mi sta a cuore, He-Man. Un cartone che è cresciuto con me, sembra.
Pubblicato il 11 Giugno 2021

Quando ero bambino, He-Man era uno dei miei eroi preferiti.

Agli occhi del “me” di quasi 40 anni stupisce che riuscissi ad avere tanto trasporto per una figura comunque con poche sfaccettature.

Eppure era così: con He-Man ho passato tantissimo tempo, guardandolo in TV o giocandoci con gli action figure che continuamente chiedevo a mia mamma.

Il principe di Eternia Adam, con gli amici Sorceress, Duncan meglio come conosciuto Man-at-Arms (che da bambino pronunciavo Menetarus) e Orko, combattevano contro dei cattivi imbranati e incapaci di far paura, secondo logiche tutto sommato comprensibili anche per un bambino imbranato come me.

Essendo però affascinato da tutto ciò che era medievale e trionfante, mi fu semplice affezionarmi a quell’universo narrativo che era più vicino a una specie di mondo cyber-punk dove magia ancestrale e tecnologia si mescolavano ottenendo una miscela a metà fra il fantasy e lo sci-fi.

Ripensando oggi a ciò che raccontava la saga dei Masters of Universe, trovo ancor più fascino di allora.

He man oggi

Io non so se i cartoni abbiano un tempo adatto per essere visti, teoricamente no.

Eppure capita che a volte si ritrovino cambiati, forse per un esercizio commerciale che punta a rivalutare franchise narrativi che hanno una forte componente nostalgica.

Cosa che non sempre può riuscire: io ad esempio sono un grande fan di Ken Shiro, ciò nonostante non sono riuscito a vedere i film presenti su Amazon Prime.

Colpa mia, probabilmente, che non mi arrendo al tempo che passa.

Eppure, quando ho scoperto che Netflix sta per riproporre i Masters (come li chiamavo negli anni ’80) in una salsa nuova, beh, devo ammettere che un brivido di nostalgia molto forte lo abbia sentito forte e chiaro.

In questo trailer decisamente più oscuro He-Man risulta trasformato. È come confrontare il Batman di Christopher Nolan con quello di Tim Burton.

Una specie di versione più cattiva e asciutta (non nei muscoli, nella pomposità), dove a esser diventate palesi sono l’inevitabile violenza che la forza invocata nella sigla di 40 anni fa può sprigionare.

Skeletor da essere una specie di pupazzetto fintamente antipatico, tipo il Capitano Uncino, è diventato una specie di entità maligna e senza pietà, cui rispondono dei veri e propri combattenti, che vivono in un mondo dove in questo minuto e mezzo lascia trapelare l’assenza di pietà e la possibilità di soccombere.

In altri termini, questo He-Man è invecchiato, diventando meno piacione e più consapevole di essere un cartone dove per forza di cose si può provare dolore.

Dove Duncan/Mat-at-Arms è veramente un generale di un esercito, pronto a colpire, fare male, distruggere. Dove He-Man vive e lotta per sconfiggere non un male qualunque, ma quello vero, che colpisce anche noi: quello che non sa provare rimorso.

Mi rispecchio in questo trailer e vedo il me cresciuto. Il me che non sa perché guardasse un ragazzo biondino con una tigre verde lottare con cattivi che già allora mi sembravano non in grado di pareggiare la forza del mio eroe, e che oggi ha scoperto che il mondo è diverso.

Mai come oggi mi rendo conto che siamo ciò che conosciamo, che immaginiamo, che raccontiamo, e che il meccanismo più semplice per colpirci sia prendere quelle storie e adattarle non tanto al tempo storico che viviamo, ma alle persone che siamo diventati.

L’effetto nostalgia, che per i Millenials è fortissimo, più che per qualunque altra generazione, è una di quelle leve che permettono di smuovere qualsiasi tipo di remora.

E, con i cartoni, ancor di più.

Fra cartoni e fumetti

Quando parliamo di fumetti per adulti parliamo di un fenomeno ormai ampiamente sdoganato. Le graphic novel sono un genere ampiamente noto nel panorama editoriale, e non è raro che ci siano lettori anche molto maturi che stanno riscoprendo questo particolare modo di raccontare su carta.

Anche i cartoni animati stanno vivendo la stessa mutazione, forte di una certa tendenza a costruire narrazioni più per i genitori che per i bambini (penso a Shrek e a certi riferimenti) che hanno inevitabilmente cambiato il modo di fruire quelli che erano contenuti solo per bambini.

Il fatto che oggi si riprendano narrazioni decisamente semplici per rimodellarle secondo uno sguardo più “maturo”, oltre che a essere un’interessante operazione nostalgia, mi mostra come la mia generazione si debba confrontare con un fenomeno credo abbastanza nuovo, quello cioè delle storie che crescono.

Storie che non cambiano solo volumetricamente (Star Wars o gli Avengers sono franchise che più passa il tempo più si ingrossano, all’aumentare delle pellicole e dei touchpoint narrativi che ogni anno vengono prodotti) ma che appunto, invecchiano.

Invecchiando, cambiano. Vengono a riproporsi sotto una veste più riflessiva, disillusa, realistica, con mille sfumature e senza remore di mostrare anche i lati peggiori del proprio Io. Come un uomo o una donna che passano dall’infanzia all’adolescenza fino alla maturità, così queste storie vivono dei restyling quasi fossero consapevoli che il loro tempo è cambiato ed è l’unica maniera per sopravvivere.

Sembra quasi che dietro non ci sia un certosino lavoro autoriale, quanto un semplice scorrere del tempo.

Il ritorno di He-Man è un bellissimo regalo per i miei quarant’anni. Mi ricorda che il tempo sta passando inesorabilmente ma che c’è ancora magia in ciò che mi ha portato dove sono oggi, anche il fascino che questa specie di eroe tutto muscoli e biondaggine ha esercitato sulla mia fantasia di bambino che inventava giochi a volontà.

Ritrovarlo oggi con lo sguardo indurito, i muscoli meno scolpiti e la consapevolezza di poter essere meno perfetti di come era allora, mi fa capire che invecchiare è un processo che nel male di veder scorrere il proprio tempo può portare consapevolezza e anche un certo grado di serenità.

I cartoni animati crescono, ormai è un fatto assodato.

E anche se è una specie di grande operazione commerciale che forse segnala il deficit di buone storie che ci piace raccontare, è anche una bella occasione per ritornare bambini.

Chiedendosi magari come allora se a Grayskull ci sia anche spazio per me.

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