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LA VARIABILE

Il 4 maggio comincia in Italia la cosiddetta Fase 2. Torneremo alla vita di prima? Un riflessione sul futuro post lockdown.
Pubblicato il 2 Maggio 2020

Avevo parlato proprio un mese fa delle parole della pandemia, e probabilmente già il notare che stavamo travisando il senso delle parole poteva farci capire che siamo veramente davanti a uno scenario da prima e dopo.

Certo, non è una visione su cui c’è un plebiscito di opinioni.

Una persona super preparata come Riccardo Donadon, che sulla versione italiana di Forbes ha risposto alla domanda “Nulla sarà uguale a prima” è l’adagio di queste settimane. Ne è convinto? così:

“Gira parecchio questa frase, ma non mi convince fino in fondo. La tecnologia ha conquistato la visibilità e riconoscibilità che gli spettava. In tema di digitale l’Italia era il fanalino di coda ma per effetto del Covid si è risvegliata. Finito tutto ci sarà più smart working, s’è capito che funziona molto bene ed evita la frenesia di tanti trasferimenti. Sono state sdoganate le tele-conferenze, mi vien da dire fin troppo: ora c’è un’ubriacatura di Zoom, Skype e simili. Però allo stesso tempo le persone vogliono stare assieme, avvertono che spesso la compresenza le rende più produttive. Ci sono dinamiche di dialogo che non possono essere archiviate”.

Non posso non rispettare Riccardo Donadon e il suo punto di vista, anche se a mio modesto avviso il suo ragionamento non tiene conto del concetto di Variabile.

La relazione con il COVID-19, e con noi stessi

Abbiamo vissuto questo periodo di lockdown guardando tutto dal punto di vista del COVID-19, in un certo senso. Viviamo tutte le modifiche della nostra vita in funzione della possibilità di ammalarci, quindi accettiamo di distanziarci socialmente, di non andare in ufficio o fare la coda per entrare al mercato, perché partiamo dal presupposto che sia un meccanismo di difesa verso una patologia cui non abbiamo una cura definitiva.

Leggo molte volte riferirsi al vaccino come quasi il traguardo che ci garantirà il definitivo ritorno alla normalità, ma appunto, non si tiene conto che gli effetti del COVID-19 non sono una variabile dipendente SOLO dal virus.

Le reazioni che cita Riccardo Donadon, pur vere e indiscutibili, credo che debbano tener conto che le nuove abitudini che il lockdown ha proposto non sono state accolte tutte negativamente.

In altri termini: partiamo dal presupposto di aver vissuto un periodo di reclusione, quando in realtà la nostra vita ha solo subito un chiaro rallentamento dove a esser limitate sono state le forme di esperienza.

La variabile vera è ciò che proveremo noi

Scrive su RivistaStudio Davide Coppo nel pezzo Lo strano desiderio di voler restare a casa: “È un desiderio taciuto e poco razionale che riguarda, probabilmente, chi è riuscito a vivere la quarantena in solitaria, scoprendo un nuovo equilibrio, riuscendo ad adattarcisi e a trovarcisi inaspettatamente comodo.“.

Ci sono molti che, dopo il lockdown, usciranno consapevoli di nuovi desideri. E sì: secondo me sono molti di più di quanti si immagina.

Persone che hanno riscoperto nuovi ritmi. Giovani e vecchi che hanno avuto modo di rivedere le forme di socialità, rimettendo in discussione anche modelli di aggregazione. Esercizi commerciali che -obbligati dalla contingenza- hanno avviato nuove modalità di business.

Con la Fase 2 e un eventuale OK del governo, chi in questi nuovi equilibri ha trovato un nuovo benessere, come tornerà indietro?

Ecco allora che il ragionamento per cui, non appena il virus sarà sconfitto o almeno limitato, tutto automaticamente tornerà come prima non può funzionare. Anche se fossimo certi che nessuno si contagerà mai più, certamente ciò che ci rimarrà sarà una consapevolezza diversa che cambierà le persone e il modo di rapportarsi con l’affettività, il lavoro, i desideri, il tempo libero, il consumo, gli spostamenti.

Il COVID-19 darà alla società abitudini nuovi anche quando sarà sotto controllo, così come l’HIV ha cambiato il modo di vivere la sessualità di tutta l’umanità.

Prendiamo il lavoro: quante aziende non potranno più mettere in dubbio i vantaggi del lavoro da remoto o organizzato secondo logiche smart? Consiglio al proposito di riascoltare la puntata del Primo Maggio 2020 di Tutta la città ne parla, programma sempre molto interessante di Radio3.
E in quanti avranno ad esempio avuto modo di riflettere sul concetto di Superfluo, in un periodo dove complice la serrata generale gli acquisti sono stati resi perlomeno complessi?

Io non so se il nostro desiderio di tornare a vivere una vita senza restrizioni corrisponderà al tornare a vivere la vita pre-lockdown. In molti fanno diventare questo un ragionamento automatico, ma io non ne sarei così sicuro.

La variabile del futuro post COVID-19 non dipende solo dalla relazione che avremo con il virus, ma anche con noi stessi.

Un crocevia davanti cui ci troviamo e che può essere un’opportunità di trasformazione in senso positivo per molti.

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